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Strumenti musicali
Molti degli attuali strumenti musicali, derivano da una serie di oggetti che vennero importati in Europa nel corso del Medioevo.
Questi importanti strumenti provenivano in particolar modo dall'Asia: da Bisanzio ci giunsero gli oggetti del Sud est asiatico, dal Nord Africa ci pervennero testimonianze dall'Impero Islamico, dalla costa baltica strumenti del Nord est asiatico.
L'eredità musicale proveniente dai nostri antenati Romani e dai Greci fu invece povera ed infruttuosa: di loro provenienza può essere identificata la Lira, strumento musicale di probabile origine europea.
I restanti strumenti, pervenutici dall'Asia, vennero modificati in Europa a seconda dei costumi e degli utilizzi di ciascun paese: l'evoluzione di questi modelli, corrisponde alle attuali tecnologie strumentali utilizzate nelle esecuzioni classiche e moderne.
Nel Medioevo gli strumenti musicali raramente venivano impiegati in esecuzioni di musiche religiose: era infatti pensiero diffuso che i testi sacri non potessero essere accompagnati da melodie strumentali in quanto esse ricordavano il paganesimo ed i paesi non cristiani dai quali provenivano.
Inoltre, i canti e le melodie sacre venivano viste come estensione della preghiera a Dio, quindi non contaminabili con strumenti dei quali giullari e pagani facevano largo uso per divertire o animare le feste.
Unici strumenti ammessi nelle cerimonie liturgiche e durante le attività ecclesiastiche furono l'organo (utilizzato negli inni, nella prosa ed in vari generi di canto) e la tromba, che spesso accompagnava le processioni, segnava l'inizio della messa e la consacrazione e l'estensione del pane consacrato.
Sebbene l'avvento della polifonia avesse permesso il fiorire di esecuzioni musicali anche in ambito sacro, esse furono subito messe al bando, considerate affronti alla musica secolare.
Al contrario, larga diffusione e consenso ebbe la musica pagana, utilizzata in ampia misura nelle feste popolari, nelle cerimonie pubbliche e alla corte di re e signori.
Spesso si occupavano della parte melodica i giullari, che accompagnavano i testi dei cantori: questa pratica permise quindi la diffusione (nel XIV e XV secolo) e la conoscenza di molti strumenti, dei quali ci sono pervenute numerose testimonianze iconografiche e letterarie.
Nelle rappresentazioni iconografiche, è inoltre indicata la divisione che all'epoca veniva effettuata tra strumenti “alti” e “bassi”: essi venivano raggruppati a seconda dell'intensità dei suoni emessi e, conseguentemente classificati con diversa stima, seguendo la concezione estetica dei cortigiani (come Federico da Montefeltro che amava molto i trombetti ed i tamburini, da lui ritenuti indispensabili per i condottieri).
Gli strumenti “alti” differivano da quelli “bassi” anche negli impieghi: spesso gli “alti” erano più apprezzati e richiesti anche in ambienti prestigiosi, mentre quelli “bassi” erano per il popolo.
Gli “alti” erano in particolare gli strumenti ad ancia ed a bocchino come i vari modelli di trombe, le cornamuse, le bombarde a cui spesso venivano affiancate anche le percussioni e il flauto ad una sola mano; i “bassi” erano principalmente gli strumenti a corda come la viella, la ghironda, il liuto, il salterio affiancati all'organo portativo.
Esisteva inoltre un ulteriore suddivisione degli strumenti: i tensibilia erano gli strumenti a corda, gli inflatilia i fiati, i percussionalia gli oggetti a percussione.
Tutte queste informazioni e le attuali forme strumentali in campo musicale ci sono pervenute e continuano a giungerci attraverso lo studio dei documenti iconografici e delle copiose miniature.
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