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Musica medievale

Molte sono le cause per le quali non ci sono pervenuti scritti e documenti che riportino antiche melodie e pezzi strumentali risalenti al periodo Medievale: innanzi tutto, il fatto che non esistesse una classificazione ed una scrittura univoca della musica; il pregiudizio nei confronti della parte strumentale, relegata ad essere ancella di quella testuale e quindi non degna di essere tramandata; numerosi impedimenti imposti dalla chiesa, che spesso valutavano l'accompagnamento musicale privo d'importanza e legato ad azioni pagane.

Spesso si distingueva tra parte testuale e tra parte strumentale: quella testuale veniva considerata aulica, di matrice nobile e quindi adatta ad essere messa per iscritto e conservata negli anni, motivo per cui essa veniva spesso composta da signori e personaggi prestigiosi; l'accompagnamento musicale e le semplici melodie invece, erano spesso poste in essere da suonatori di origine popolare, sinonimo di arte povera e quindi assolutamente indegna da ricordare.



Per questa ragione al giorno d'oggi ci sono pervenute pochissime testimonianze di melodie medievali, in quanto esse, venendo trasmesse solo in forma orale, facilmente venivano perdute.
Unici documenti dell'arte strumentale sono gli accompagnamenti di messe e cerimonie, contenuti in opere sacre e quindi da tramandare.

Si è certi comunque che l'epoca medievale fu sicuramente tra le più floride in tema di composizioni musicali, molte erano infatti le occasioni per le quali testi importanti venivano accompagnati da esperti suonatori: cerimonie sacre, celebrazioni di signori e potenti, spettacoli teatrali, balli e recitazione di poesie (esse venivano spesso cantate).

Nell' XI secolo poi, con l'avvento dei trovatori, dei trovieri e dei minnesanger che giravano per le corti di tutto il Mondo decantando l'amor cortese in varie lingue, si diffuse l'idea dell'educazione musicale come parte importante e prestigiosa dell'educazione di un nobile.
Nonostante questo, anche la produzione musicale di questi anni non ci è pervenuta.

Qualche anno dopo a Parigi, nel 1150, presso la Cattedrale di Notre Dame si formò una prima scuola con l'intento di regolarizzare e di creare una “grammatica del suono”: questa scuola passò alla storia come Ars Antiqua, primo rudimento di una teorizzazione della tecnica musicale.
Di questa scuola fecero parte numerosi esponenti compositori di musiche sacre, come Leonin e Perotin.



Nel corso del Trecento, l'intera società subì un'importante mutazione: si assistette ad una laicizzazione della cultura che, piano piano, acquistò una sorta d'indipendenza dal mondo ecclesiastico.
In tutte le arti questo cambiamento fu immediatamente visibile: in letteratura si passò in breve tempo da una scrittura sacra come la “Divina Commedia” di Dante ad una più popolare e sanguigna come il “Decameron” di Boccaccio; in pittura l'uomo uscì dalla consueta stilizzazione, per acquisire un corpo materiale; gli architetti del tempo non furono più impegnati esclusivamente nell'edificazione di chiese e luoghi di culto, bensì progettarono palazzi, città e case signorili.
In linea con tutte le forme artistiche, anche la musica cominciò a rendersi indipendente: lontani ormai dall'Ars Antiqua (chiusasi nel 1320), si passò ad una Ars Nova.

L'Ars Nova cambiò molte strutture di misurazione del suono adottate nel passato ma, soprattutto pose l'accento più sull'aspetto strumentale di una composizione rispetto a quello testuale, capovolgendo usanze dettate da anni di storia.



Il Quattrocento portò numerosi cambiamenti a livello economico e sociale: la guerra dei cent'anni e il propagarsi dei commerci con il nord Europa ridussero l'influenza della Francia e fecero sì che le arti trovassero sviluppo e contaminazioni dalle regioni della Borgogna e della Fiandra.
In particolare, la Scuola franco fiamminga ebbe molta influenza nell'innovazione delle messe, del mottetto e della chanson, nonché sullo sviluppo dell'attuale teoria dell' armonia.

I nuovi componimenti fiamminghi si rivelarono ben presto complessi ed innovativi e, tra il XVI e il XVII secolo diventarono parte importante della polifonia di tutta Europa.

In Italia, in questi anni ebbero grande diffusione i canti carnascialeschi (nati a Firenze alla corte di Lorenzo De' Medici) d'impianto omoritmico, una polifonia costituita da più voci aventi lo stesso ritmo: questa incalzante omoritmia favorì la diffusione di opere monodiche semplici e poco importanti rispetto al testo.

Molti furono gli strumenti adoperati in tutto il Medioevo, di cui vi proponiamo una breve descrizione.

Suonatori medievali  Musicisti nel Medioevo
















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