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Famiglia De' Medici


Stemma della famiglia De' Medici



La famiglia De' Medici deriva con grande probabilità da Medico di Poltrone, personaggio del 1046 residente nel Mugello.
Nel corso del XIII secolo anche i Medici furono presi dalla tendenza di quegli anni, che vedeva molte famiglie tra le più in vista della zona trasferirsi dalla campagna alla città.

Chiarissimo di Giambuono fu il primo esponente della casata presente a Firenze di cui ci sono giunte testimonianze accertate: egli fu, intorno al 1201, consigliere del Comune.
Inizialmente, la famiglia si dette ad attività commerciali e bancarie, riscuotendo un buon successo: in particolare, essi si assicurarono una buona fama nel mercato delle manifatture laniere, molto in voga in quegli anni.
Grazie a questa posizione sempre in ascesa nell'economia della città, i Medici ebbero accesso alla vita politica: nei primi anni del Trecento, già due Gonfalonieri di Giustizia (carica molto prestigiosa nella Repubblica fiorentina) erano appartenuti alla discendenza De' Medici.



La dinastia si rese nota nelle numerose faide tra guelfi Neri e Bianchi e divenne tristemente famosa per la ferocia con cui invasero le abitazioni dei loro nemici: molte furono le teste calde appartenenti al casato che tra il 1343 e il 1360 subirono una sentenza di morte.

In questo oscuro periodo di disordini sociali e politici, di pestilenze e crisi finanziarie salì al potere (come Gonfaloniere di Giustizia) Salvestro De' Medici: egli nel 1378, durante il Tumulto dei Ciompi, appoggiò il popolo nelle richieste e nelle rivendicazioni contro il potere oligarchico della città.
Da questo avvenimento, cominciò a consolidarsi la fama dei Medici come famiglia “popolare”.

Pochi anni dopo, nel 1382, Maso degli Albizzi si fece strada come rappresentante di un governo in mano ai guelfi, evento che ristabilì fermezza nella politica fiorentina; nel 1400 vennero organizzati una serie di complotti contro il governo statale, alcuni dei quali videro la partecipazione del Duca di Milano e di alcune teste calde medicee che vennero immediatamente esiliate.
Solo due rami della casata vennero esclusi da questo provvedimento: quello di Vieri e quello di Bicci De' Medici.

Proprio da Averardo Bicci De' Medici, derivò l'intera dinastia principale della casata, anche grazie all'ingente fortuna che egli riuscì a raccogliere: sfortunatamente, alla sua morte nel 1363, essa dovette essere divisa tra i suoi cinque figli.

Il discendente più capace dei cinque figli di Averardo, fu sicuramente Giovanni di Bicci De' Medici che, grazie al suo lavoro ed alla sue intuizioni, riuscì a costruirsi un patrimonio quasi maggiore a quello del padre.
Egli trascorse tutta la sua vita ad aumentare il suo patrimonio, costituendo il Banco dei Medici e gestendo le finanze pontificie, soprattutto nell'importante filiale di Roma.
Giovanni fu un uomo molto riservato e laborioso, nonché molto benevolo ed amato dal popolo: nonostante questo tentativo di rimanere in disparte nelle faide politiche, egli fu Priore (1402, 1408 e 1411) e Gonfaloniere di Giustizia (1421).
Alla sua morte, egli dispose che la sua fortuna non venisse frammentata tra i figli (come era usanza a quel tempo), bensì che fosse ereditata esclusivamente dal primogenito, Cosimo De' Medici “Il Vecchio”.



Cosimo il Vecchio fu un uomo molto intelligente e colto, amante delle arti e della letteratura: per questo, egli attuò una grande opera di mecenatismo che arricchì non solo le casse medicee, ma tutta la città di Firenze.

Anch'egli fu abile in materia economica, riuscendo a estendere ulteriormente le ricchezze ereditate dal padre: ma a differenza di quest'ultimo, si rese conto che i propri possedimenti ed affari erano ormai troppo importanti per essere privi di una copertura politica.
In questo frangente, egli dimostrò una grande astuzia non collocandosi ai vertici della politica fiorentina, bensì stringendo alleanze con coloro che avrebbero ricoperto incarichi di prestigio.

A causa del suo ingente patrimonio e delle sue amicizie prestigiose, Cosimo iniziò a destare invidie presso gli altri potenti della città: queste malevolenze ebbero il loro culmine nel 1433, quando salirono al potere gli Albizi che fecero condannare a morte Cosimo per aver fomentato cospirazioni.
Fortunatamente, l'esponente mediceo riuscì a far convertire tramite bustarelle la sua sentenza di morte ad esilio: questo evento costituì la prima cacciata dei Medici.
Dopo un anno di permanenza a Venezia, nel 1434, Cosimo potette rientrare a Firenze grazie all'elezione di una Signoria vicina ai Medici che esiliò i suoi oppositori.
Una volta tornato nella sua città d'origine, Cosimo il Vecchio attuò una serie di opere che si rivelarono molto utili per l'intera città: mantenne intatte le libere istituzioni, favorì le industrie ed i commerci, istituì il Consiglio dei Cento e mantenne la pace nella zona.

Dopo la sua morte, il potere passò nelle mani di suo figlio Piero, che però regnò per poco, a causa di una malattia che gli tolse la vita e gli valse il soprannome di Gottoso.



Per successione, il regno fu del figlio Lorenzo detto Il Magnifico, personaggio conosciuto per le sue opere straordinarie e per il mecenatismo accanito, caratteristiche che gli valsero grandi ricchezze e il pieno appoggio del popolo (nonostante le libertà comunali scarseggiassero sempre di più).
Il giovane Lorenzo venne cresciuto come un principe, destinato dalla sua blasonatura e fu il primo a contrarre un matrimonio con una nobile: Clarice Orsini.
Egli subì un grave attacco da parte dei suoi oppositori appoggiati dal Pontefice, evento conosciuto con il nome de “La Congiura dei Pazzi”: in questa circostanza morì il fratello Giuliano, mentre Lorenzo restò ferito.
< L'avvenimento, d'altra parte, gli valse l'appoggio del popolo, che gli permise di riformare le istituzioni repubblicane (a lui subordinate) e che punì duramente gli assalitori dei Medici.


Lorenzo viene ricordato anche per la sua sapiente politica estera: egli infatti riallacciò i rapporti con molti stati italiani avanzando la proposta della coesistenza pacifica.
Egli fu anche un grande esperto di economia, nonché mecenate di grande talento in poesia ed in letteratura: così come i suoi predecessori, oltre ad amare la cultura, egli la considerò un importante fonte di fama e di prestigio.

La morte di questo straordinario personaggio, nel 1492, portò ad una forte disgregazione ed a scontri in tutta la penisola: la pace fino a quel momento perseguita e mantenuta, venne a mancare con la discesa di Carlo VIII di Francia alla conquista dell'Italia.


In quegli anni, il governo di Firenze era nelle mani del figlio del Magnifico, Piero, che tuttavia non aveva ereditato molto dal valente genitore: egli infatti fu un uomo politico pavido ed intimorito dal sovrano di Francia, tanto da fargli qualsiasi genere di concessione.
Questo suo comportamento fu la causa della seconda cacciata dei Medici, nel 1494, in seguito alla quale salì al potere il frate dominicano Savonarola: egli venne immediatamente scomunicato da Papa Alessandro VI e mandato sul rogo.


Piero morì annegato nel 1503 e il potere della dinastia medicea passò nelle mani del Cardinale Giovanni De' Medici, meritevole di essere rientrato a Firenze e di aver sconfitto le truppe francesi alleate della città, nel 1512.
Assieme al Cardinale, rientrarono suo fratello Giuliano e il figlio dello sfortunato Piero, il giovane Lorenzo.

L'operato di Giovanni divenne ancora più indispensabile quando egli venne eletto Papa con il nome di Leone X, nel 1513: grazie alla sua influenza ed alle sue truppe alleate con molti eserciti stranieri, egli riuscì a mantenere un saldo controllo sulla città di Firenze, a scapito dei ribelli repubblicani (questi privilegi caratterizzarono il successivo governo di Papa Clemente VII).

Leone X fu un Pontefice molto raffinato ed amante dell'arte: la sua profonda opera di mecenatismo viene tuttora ricordata come una delle più magnificenti per la città; questo suo notevole gusto per il bello lo portò però a spendere ingenti somme di denaro.
Un'altra caratteristica del nuovo Papa fu il forte nepotismo che lo portò a combinare matrimoni prestigiosi ed a collocare i suoi due pupilli, il nipote Lorenzo e il fratello Giuliano, ai vertici politici più importanti (il primo fu Duca di Urbino, una volta sconfitti i Della Rovere e il secondo fu Duca di Nemours).
Purtroppo, questi tre grandi esponenti della casata medicea ebbero vita breve, anche a causa della predisposizione familiare alla gotta.


Dopo un breve periodo antimediceo, Roma volle l'ascesa al soglio pontificio di un altro De' Medici: il Cardinale Giulio cugino e consigliere di Leone X, nominato Clemente VII.
Egli mise al governo della città di Firenze il suo nipote prediletto, Alessandro, figlio di Lorenzo.
Durante il suo papato, Clemente subì diversi affronti ed attacchi in seguito al rifiuto di allearsi all'imperatore Carlo V: quest'ultimo organizzò il terribile esercito dei Lanzichenecchi che, nel 1527 attuò il famoso Sacco di Roma, durante il quale i fiorentini ne approfittarono per cacciare Alessandro e tutti i Medici (terza cacciata).

Il Papa venne imprigionato ma subito dopo liberato ed aiutato dall'imperatore, dispiaciuto per l'aggravarsi degli eventi: in seguito ala riconciliazione, Clemente riuscì a riprendere Firenze (dopo un lungo assedio durato due anni 1529/1530) ed investì il nipote come Duca.


Intanto la sorella di Alessandro, Caterina De' Medici, anch'essa prediletta dello zio Pontefice, contrasse un prestigioso matrimonio con il Re di Francia Enrico II: da questa unione nacquero Francesco II, Carlo IX ed Enrico III.
Dopo la morte prematura del marito, Caterina accettò la Reggenza al posto dei figli e, durante tutto il periodo del suo governo, ella si schierò in favore della tolleranza civile nelle guerre di religione e s'impegnò in un'intensa politica di conciliazione.

In quegli anni la Repubblica fiorentina svanì, facendo posto al Ducato con a capo Alessandro (detto “il Moro” per le sue origini illegittime), nominato dall'imperatore Carlo V a cui inoltre egli promise in sposa sua figlia Margherita.
Questo nuovo e potente Duca fu molto superbo e vizioso, caratteristiche che lo portarono ad essere assassinato a 26 anni dal cugino Lorenzino (1537) ed a lasciare due figli illegittimi appena nati.


In seguito a questo terribile assassinio, la stirpe dei Medici del ramo di Cosimo il Vecchio estinse: al governo, venne quindi collocato un discendente di un ramo mediceo diverso, il ceppo di Giovanni delle Bande Nere.
Il prescelto fu Cosimo, giovane figlio del valente Giovanni e di Maria Salviati, nipote di Lorenzo il Magnifico.
Inizialmente di carattere mite, egli affascinò i fiorentini: fu un grande promotore delle arti e dell'economia, attività che lo portarono a costruirsi una maestosa reggia chiamata Palazzo Pitti.
Poco dopo essere stato eletto Duca (e poi Granduca nel 1569) Cosimo si rivelò un dittatore spietato e feroce che spesso ricorse ad una politica del terrore.
Egli contrasse un matrimonio di alto rango con Eleonora di Toledo, figlia del Vicerè di Napoli con la quale pose le basi per una casata che regnerà fino al 1737.


Il successore di Cosimo fu suo figlio Francesco I De' Medici, Granduca molto simile al padre con la passione per l'occulto e l'esoterico.
Il prestigio raggiunto dalla famiglia gli valse una sposa di alto rango, Giovanna d'Austria figlia dell'Imperatore Massimiliano I.
La coppia ebbe sei figlie femmine, circostanza che spinse Francesco I ad invaghirsi di una donna veneziana, Bianca Cappello.
La relazione clandestina terminò con il decesso dei rispettivi consorti nel 1579 ed il susseguente matrimonio: l'idillio ebbe la sua fine con la morte sospetta di entrambi nel 1587.


A Francesco I successe il fratello Ferdinando I, che depose la porpora di cardinale per subentrare al governo: egli fu un uomo molto attento all'integrità delle persone al potere, nonché un grande promotore del commercio, della riforma fiscale, delle arti e del progresso tecnico-scientifico.
Una sua grande impresa fu quella di dichiarare la città di Livorno Porto Franco pronta ad accogliere tutti i profughi ed i perseguitati: in questo modo accrebbe la popolazione e procurò la manodopera per lo sviluppo del porto commerciale.
Egli inoltre, combinò il matrimonio tra la nipote Maria De' Medici ed Enrico IV di Borbone, decretandola quindi Regina di Francia (la seconda, di casa Medici).
La donna rimase vedova e reggente per conto di suo figlio Luigi XIII che la esautorò nel 1617: dopo aver attuato una politica fatta di importanti alleanze, ella si ritirò in esilio quando perse l'autorità e vide sgretolarsi tutto ciò che aveva costruito (1630).


Ferdinando lasciò uno sfortunato erede, Cosimo II: egli fu un personaggio molto colto, ma anche molto malato di tisi.
Durante il suo breve governo egli liquidò il Banco Medici (da lui giudicata attività indegna per un regnante) ed accolse ed offrì protezione a Galileo Galilei.


Nel corso del Seicento vi furono anni di decadenza e grigiore con l'avvento di pestilenze, del provincialismo e della stagnazione dei commerci.
In questi anni molte furono le intromissioni femminili nel governo dei reggenti e svariati i matrimoni sbagliati: diversi furono le bisessualità malcelate e le tendenze omosessuali.


Nel 1670 il Granducato passò nelle mani di Cosimo III, reggente detestato dal popolo per l'opulenza delle sue corti a discapito della insostenibilità delle imposte.
Egli ebbe tre figli: Ferdinando (deceduto per sifilide), Anna Maria Luisa (sterile) e Gian Gastone (omosessuale).
Le scelte e le caratteristiche dei suoi eredi portarono il regno sotto il governo di una donna, Anna Maria Luisa, che si distinse per la generosità con cui donò tutti i tesori della casata alla città di Firenze, in modo da lasciare immortale ed indelebile il marchio dei De' Medici sulla zona.

A partire dal 1652 fino al 1701 svariati componenti della famiglia fecero parte del Maggior Consiglio della Repubblica di Venezia in qualità di patrizi.

Con Anna Maria Luisa, in ogni caso, si spense il ramo principale dei Granduca Medici.

La dinastia principale ebbe comunque una serie di rami collaterali, alcuni dei quali ancora esistenti: i Medici Tornaquinci (tuttora esistenti), un ramo di patrizi estinto nel 1820, i Principi di Ottaiano (tuttora esistente), un ramo derivante da Chiarissimo De' Medici estinto nel 1770, il ramo di Vieri De' Medici estinto nel 1732.
















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