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Famiglia Da Montefeltro


La famiglia dei Montefeltro è particolarmente conosciuta per essere stata strenua sostenitrice degli
ideali ghibellini e per essere stata al governo del ducato di Urbino.
Non si hanno testimonianze certe sull'origine della stirpe, anche se in molti ipotizzano
provenienze germaniche.
I primi documenti pervenuti in cui si hanno cenni riguardo alla famiglia Da Montefeltro risalgono al
1155, anno in cui l'imperatore Federico Barbarossa nominò vicario della zona il conte
Antonio Da Montefeltro.
In realtà il vero nome del conte era Montecopiolo, discendente della
famiglia Carpegna, che in seguito acquistò il nome Montefeltro in quanto portatore di prestigio e di discendenza illustre (il nome Montefeltro un tempo designava la zona dell'attuale
San Leo in onore del tempio dedicato a Giove Feretrio in esso ubicato; successivamente il nome venne cambiato in favore di quello del santo).
In seguito, il figlio di Antonio, Montefeltrano, consolidò il nome e il prestigio della casata, rendendola tra la più potenti della regione (fine del XII secolo).
A Montefeltrano successe
Buonconte, nel 1213: grazie alla sua vicinanza con l'imperatore Federico II egli riuscì a farsi assegnare la
Signoria di Urbino, di cui venne riconosciuto Signore nel 1234.
Nel corso degli anni la famiglia Montefeltro si distinse per il valore e lo spirito combattivo dei suoi esponenti che si dimostrarono grandi condottieri di parte ghibellina.
Nel 1241, dopo la morte di Buonconte, successe il figlio
Montefeltrano II che continuò l'opera del padre; pochi anni dopo, nel 1255 vi successe il figlio Guido, citato da Dante Alighieri nella sua “Divina Commedia” (Inferno, Canto XXVII).
Guido è da molti ricordato come un abile condottiero deciso a mantenere il controllo della sua famiglia sulla Signoria (essa fu a lungo contesa con lo Stato Pontificio), distinto dai suoi avi per maestria e fermezza: queste sue capacità lo portarono alla morte nel 1298.
Molte furono le caratteristiche comuni tra Guido e il suo successore e figlio
Federico: anche quest'ultimo non ebbe buoni rapporti con il Papa da cui ricevette una
scomunica, nonché entrambi furono valenti condottieri.
Federico venne assassinato con il figlio maggiore durante un
moto popolare ad Urbino, nel 1323.
In seguito la Signoria passò ai tre figli di Federico
Guido, Galasso e Nolfo.
Quest'ultimo prese in mano il governo di Urbino ed ebbe i meriti di ampliare i possedimenti della Signoria e di riconquistare
San Leo nel 1388.
Pochi anni dopo vi succedette il figlio Federico II che fu mandato in esilio e spogliato di tutti gli averi della casata dal cardinale d'Albornoz, legato del Pontefice.
Nel 1375 salì al potere suo figlio
Antonio che riuscì a riacquistare la Signori e tutti i territori appartenuti ai Montefeltro; inoltre, nel 1388 ottenne il
dominio di Gubbio.
Antonio seppe inoltre riportare la famiglia Montefeltro in una posizione di prestigio nella politica italiana,
alleandosi con Milano e Firenze e riuscendo a giostrarsi perfettamente all'interno delle numerose rivalità tra le due potenti città.
Fu inoltre in questo periodo di ritrovata serenità che Urbino cominciò a legarsi ad una profonda
tradizione umanistica e culturale, opera che verrà ripresa e sublimata da Federico III.
Ad Antonio succedettero prima il figlio Guidantonio che mantenne la linea governativa del padre, poi il nipote
Oddantonio dichiarato Duca di Urbino da Papa Eugenio IV nel 1443: il discendente dei Montefeltro venne di lì a poco ucciso dai suoi sudditi a causa della sua vita dissipata che lo portò spesso ad attingere denaro dalle finanze pubbliche.
In seguito a questo omicidio, il potere passò nelle mani del fratellastro di Oddantonio, Federico III figlio di Guidantonio e di una dama di compagnia.
Federico III è forse l'esponente della famiglia Montefeltro più conosciuto e ricordato per le sue doti politiche ed artistiche.
Egli infatti fu un
letterato di grande talento, appassionato mecenate e amante della matematica e dell'arte.
Il nuovo Duca di Urbino strinse nuovamente i legami con la famiglia
Sforza di Milano, favorendo le loro mire espansionistiche nelle Marche; inoltre, egli contrasse un
matrimonio d'interesse con la giovane Battista Sforza, nipote del Duca di Milano, al fine di consolidare la posizione politica del suo Ducato.
Queste azioni di patteggiamento e di negoziazioni per i possedimenti marchigiani gli costò una
scomunica da parte di Niccolo V (che gli fu revocata nel 1450) e una forte antipatia da parte di un Signore molto influente nella zona,
Sigismondo Pandolfo Malatesta.
Durante tutto il suo periodo ai vertici del governo di Urbino, Federico III cercò di accordarsi con la politica dello
Stato Pontificio, scelta che gli valse vantaggi economici e politici: per questa ragione, è in questi anni che il Ducato divenne il centro delle arti e del mecenatismo italiano.
A Federico III va riconosciuto il merito di aver intuito come assecondare i progetti del Pontefice per trarne vantaggi personali: egli combatté per Pio II entrando in conflitto diretto con i Malatesta, al fine di conquistare dei territori nelle Marche (un sanguinoso
assedio avvenne presso il Castello di Gradara, nel 1463).
In cambio di fedeltà e dei suoi servigi, egli fu nominato
vicario papale sulle terre acquistate.
Negli anni a seguire il pontificato passò in mano a Sisto IV e, in questo periodo, la politica di accordo con il papato attuata da Federico III si rinforzò ulteriormente con il matrimonio tra sua figlia Feltria ed il nipote del papa,
Giovanni Della Rovere.
In questi anni inoltre, per volere del papa egli entrò in conflitto con due influenti città italiane, quali Firenze e Venezia.
A Federico III succedette il figlio
Guidobaldo, che tentò di mantenere le ottime scelte politiche attuate dal padre: sposato con
Elisabetta Gonzaga, nel 1502 dovette abbandonare il Ducato di Urbino per estromissione da parte di
Cesare Borgia, ma l'anno successivo riuscì a ritornare al potere.
La coppia non ebbe figli, di conseguenza adottarono il nipote
Francesco Maria Della Rovere che si fece carico di perpetuare la dinastia dei Montefeltro e che fu un valente condottiero.
A Francesco Maria succedette il figlio Guidobaldo II, il Duca con il quale cominciò a diminuire il potere di Urbino.
Dopo Guidobaldo II fu la volta di Francesco Maria II che, avendo perso l'unico erede (Federico Ubaldo), fece sposare la nipote
Vittoria a Ferdinando II di Toscana.
Nonostante questo avvenimento, il
Papa Urbano VIII riuscì a mantenere un ruolo sulle terre del Montefeltro e nel 1625, anno in cui Francesco Maria depose il governo, vi subentrò un legato pontificio.
Dopo la
morte dell'ultimo Duca di Urbino nel 1631, tutto il territorio del Montefeltro rientrò nei possedimenti dello Stato della Chiesa.